Quando tornò ancora una volta al belvedere, il mare era lì, disteso davanti alla costa con la stessa vastità del primo giorno, come se tutto ciò che era accaduto da quando si erano incontrati non avesse lasciato alcuna traccia sul paesaggio.
Si avvicinò al parapetto. Le isole emergevano in lontananza, la costa si perdeva verso sud e la luce si muoveva lentamente sull’acqua. Avrebbe potuto essere il primo giorno: lo stesso punto, lo stesso mare, forse persino lo stesso desiderio di fermare quell’immagine prima che cambiasse.
Istintivamente portò una mano verso la tasca, dove teneva il telefono, ma non lo prese.
Non c’era niente di sbagliato nel fotografare ciò che aveva davanti. Una fotografia poteva conservare un dettaglio, permettere di ritrovarlo, mostrarlo a qualcuno. Ma non aveva fretta.
Guardò.
La prima volta era arrivato fin lì quasi senza accorgersi di ciò che aveva alle spalle. Aveva cercato l’inquadratura migliore, spostandosi di qualche passo per far entrare nello schermo il mare, le isole e la linea della costa.
Gli tornò in mente la fotografia di quel giorno.
La rupe era comparsa sul margine dell’inquadratura, quasi tagliata fuori. Era già lì e lui non l’aveva vista.
Si voltò.
Il Guardiano era poco distante, rivolto verso il mare.
Non seppe dire da quanto tempo fosse lì. Forse lo stava aspettando, forse era stato lui a non accorgersi della sua presenza. Non glielo chiese. Dopo tutto quel cammino, gli sembrava naturale trovarlo lì.
Nessuno dei due parlò.
Il turista lasciò vagare lo sguardo verso la strada che saliva a Brivadi. Non c’era più l’attesa inquieta dei primi incontri, quando ogni silenzio sembrava nascondere una domanda. Per la prima volta non gli sembrò necessario che accadesse altro.
Dalla strada giungevano voci lontane, il rumore di alcune stoviglie da una casa, il passaggio breve di un’automobile. Poco più avanti una donna ritirò qualcosa da una finestra e scomparve all’interno.
Il turista seguì quel gesto.
Un tempo forse non l’avrebbe notato.
La donna aveva già chiuso la finestra quando avvertì qualcosa accanto a sé e si voltò.
Il Guardiano si stava allontanando.
Lo osservò senza comprendere. Non c’era stato un saluto, nessuna frase che dichiarasse concluso il viaggio.
«Aspetta.»
Il Guardiano si fermò senza voltarsi.
Il turista avrebbe potuto raggiungerlo. Aveva ancora domande, forse più di quante ne avesse avute all’inizio. Avrebbe voluto chiedergli molte cose, persino perché avesse scelto proprio lui, ammesso che ci fosse mai stata davvero una scelta.
Ma nessuna era quella che voleva fargli in quel momento.
Per la prima volta da quando lo conosceva, non voleva che gli mostrasse qualcosa.
Voleva soltanto che restasse.
Fu questo a sorprenderlo.
Aveva pensato molte volte alle domande che sarebbero rimaste senza risposta. Non aveva immaginato che sarebbe arrivato un momento in cui avrebbero contato meno della sua presenza.
Il Guardiano non si voltò.
Il turista accennò un passo verso di lui, ma si fermò.
Il Guardiano riprese a camminare.
Questa volta non lo chiamò.
Lo seguì con gli occhi mentre saliva lungo la strada. Alla curva tra le case, la sua figura rimase visibile ancora per poco, poi scomparve.
Il turista continuò a guardare quel punto. Una parte di lui aspettava che ricomparisse, come se quella scomparsa potesse essere soltanto un’altra delle sue strane pause.
Non accadde.
Dopo un po’ tornò verso il parapetto.
Il mare era lo stesso che aveva trovato arrivando: le isole lontane, la costa, l’orizzonte che sembrava non finire. Nulla era diventato meno bello e nulla di ciò che aveva scoperto alle proprie spalle aveva tolto qualcosa a quella bellezza.
Semplicemente, il mare non occupava più tutto lo sguardo.
Restò ancora qualche minuto, poi lasciò il belvedere e imboccò la strada che saliva verso Brivadi.
Dopo pochi passi si voltò.
Il Guardiano non c’era.
I suoi occhi tornarono alla curva dietro la quale era scomparso. Per un istante ebbe la sensazione precisa che mancasse qualcosa.
Non cercò di riempire quell’assenza.
Riprese a camminare.
La strada davanti a lui continuava tra le case.

