In uno dei suoi ritorni al belvedere, l’uomo si appoggiò al muretto senza parlare.
La voce che aveva cercato di seguire lungo la strada gli tornava ancora in mente, anche se non era riuscito a distinguere quasi nessuna parola. Si era fermato ad ascoltarla senza sapere perché.
Il Guardiano era al suo posto, rivolto verso il mare.
«Credo di aver capito una cosa», disse l’uomo.
«Non sempre bisogna capire.»
Il Guardiano continuò a osservare l’orizzonte.
L’uomo sorrise.
«Una volta avresti detto qualcosa.»
«Una volta me lo avresti chiesto.»
La risposta lo trattenne.
Il sole era abbastanza basso da allungare le ombre sulla strada e la luce raggiungeva una parte del promontorio che durante il pomeriggio aveva quasi ignorato. Tra la vegetazione riusciva a distinguere una piccola costruzione.
«Quella cos’è?»
«Una casa.»
«Solo una casa?»
«Per adesso.»
L’uomo seguì il profilo della costruzione.
«Ha un nome?»
«La casa di cioccolata.»
Si voltò verso il Guardiano, ma lui era già tornato a osservare l’orizzonte.
L’uomo imboccò la strada.
La costruzione era più semplice di quanto avesse immaginato.
I muri avevano il colore della terra asciutta e non mostravano nulla che, a prima vista, potesse giustificare un nome tanto particolare. Fece lentamente il giro dell’edificio, osservando le aperture, la superficie irregolare delle pareti e l’erba che cresceva tutt’intorno.
Cercò una traccia, un particolare, qualcosa capace di trasformare ciò che aveva davanti in una storia.
Si fermò.
Lasciò perdere.
Guardò.
I minuti passarono senza che nulla sembrasse cambiare. Davanti a lui c’era ancora una piccola costruzione di terra, immobile su un promontorio dal quale sarebbe stato molto più facile lasciarsi attirare dal mare.
Si avvicinò a una parete e ne osservò meglio l’impasto. Forse il nome derivava soltanto da quel colore marrone. Era una spiegazione semplice, perfettamente plausibile e gli sembrò sufficiente.
Riprese il sentiero.
Dopo pochi passi rallentò.
Nessuno gli aveva indicato un particolare da osservare. Non c’era una domanda alla quale cercare risposta.
Avrebbe potuto continuare.
Si voltò.
Poi tornò indietro.
Scelse un punto poco distante dalla casa. Il vento attraversava l’erba e, molto più in basso, il mare continuava il proprio movimento; ogni tanto una voce arrivava dalla strada e si perdeva, mentre le ombre intorno alla costruzione diventavano lentamente più lunghe.
Guardò il sole, poi i muri.
Gli venne da sorridere.
Non sapeva nemmeno che cosa stesse aspettando.
Eppure non se ne andò.
Fu allora che se ne accorse.
La luce aveva raggiunto una delle pareti.
All’inizio sembrò soltanto schiarire la terra, ma poco alla volta il marrone cominciò a scaldarsi. La luminosità avanzò lentamente sulla superficie irregolare, raggiunse un angolo e proseguì sull’altro muro, facendo emergere sfumature che pochi minuti prima non avrebbe saputo distinguere.
L’uomo si alzò.
Per un breve momento quella piccola costruzione sembrò davvero meritare il nome che qualcuno le aveva dato.
La casa di cioccolata.
Non cercò una spiegazione.
Guardò il colore muoversi sui muri.
Il sole continuò a scendere e, con la stessa gradualità con cui era apparso, quel marrone caldo cominciò a spegnersi. Poco dopo le pareti tornarono ad avere l’aspetto del suo arrivo.
La stessa terra.
Le stesse pareti.
Eppure non se ne andò subito.
Solo più tardi riprese il sentiero.
Aveva percorso pochi metri quando si voltò.
La luce se n’era andata e chi fosse arrivato in quel momento avrebbe visto soltanto muri di terra.
Esattamente ciò che aveva visto lui poco prima.
Pensò al Guardiano, immobile davanti al mare.
Poi riprese a camminare.
Poco più avanti la strada piegava verso l’interno. Sul margine, quasi nascosto dall’erba, qualcosa attirò la sua attenzione.
Rallentò.
Lo osservò da dove si trovava.
Poi continuò.
Quella sera non aveva soltanto visto la casa di cioccolata.
L’aveva incontrata.

