BRIVADI NARRALUOGHI · VITE · CAMMINI
Una finestra aperta nella facciata della vecchia scuola, osservata da oltre il muro.

La finestra aperta

Quinta tappa del Cammino

Da quando aveva lasciato il casello, l’uomo si sorprendeva ogni tanto a rallentare davanti a cose alle quali, all’inizio del viaggio, non avrebbe dedicato alcuna attenzione.

Una soglia consumata, il segno lasciato da una ruota sulla terra, un ramo legato a un palo con un pezzo di stoffa: alcuni dettagli continuavano a trattenerlo, soprattutto quelli che non riusciva a comprendere del tutto.

Sulla strada incontrò nuovamente il Guardiano.

Era al suo posto, rivolto verso il mare.

L’uomo rallentò.

«Credo di stare cominciando a vedere cose piuttosto insignificanti.»

«È grave?»

Sorrise.

«Non ancora.»

Il vento saliva dal mare e attraversava il belvedere portando con sé il frinire delle cicale, qualche voce lontana e il rumore intermittente delle automobili sulla strada.

Il Guardiano lasciò che quei suoni arrivassero fino a loro.

«E che cosa hai sentito?»

L’uomo lo guardò.

«Sentito?»

Il Guardiano era già tornato a osservare il mare.

Proseguì.

La strada attraversava una parte più interna del paese e, dopo qualche minuto, passò davanti a un vecchio edificio.

Non c’era nulla che lo distinguesse particolarmente dalle altre costruzioni incontrate lungo il percorso. I muri portavano i segni del tempo, alcune aperture erano state modificate e sul retro correva un basso muro di pietra oltre il quale cominciavano i campi.

Stava quasi per oltrepassarlo quando sentì una voce e si fermò.

Qualcuno stava leggendo.

Le parole arrivavano deboli e spezzate dal vento, abbastanza chiare da riconoscere il ritmo di una frase, ma troppo lontane per seguirne il significato. Cercò la persona che stava parlando, finché alzò gli occhi e vide una finestra aperta.

Si mise ad ascoltare.

Il vento cambiò e le parole scomparvero; poco dopo tornarono, insieme al rumore di qualcosa che veniva spostato all’interno e ad altre voci che non riuscì a distinguere.

L’uomo guardò ancora la finestra, poi riprese il cammino, senza sapere perché gli fosse rimasta in mente.

Molti anni prima, quando quell’edificio era ancora una scuola, ogni mattina le finestre venivano aperte per cambiare l’aria nelle aule. Quando faceva caldo rimanevano così più a lungo; quando il vento diventava forte qualcuno si alzava e le richiudeva. Era uno dei tanti gesti che si ripetevano ogni giorno senza che nessuno avesse motivo di prestarvi attenzione.

Da una delle finestre sul retro uscivano le lezioni: il gesso correva sulla lavagna, le pagine dei quaderni venivano voltate e, a turno, i bambini leggevano ad alta voce. Le parole attraversavano l’aula, raggiungevano la finestra e il vento ne portava alcune oltre il muro.

Lì, qualche volta, sedeva un altro bambino.

Si chiamava Pietro.

Da quel punto non poteva vedere la lavagna né i banchi e probabilmente non riusciva nemmeno a distinguere bene i volti di chi era dentro. Poteva soltanto ascoltare e, quando il vento portava le parole verso di lui, non si muoveva; quando invece cambiava direzione, inclinava appena la testa, aspettando che qualche voce tornasse a raggiungerlo.

Il maestro lo vide per la prima volta passando sul retro della scuola. I loro sguardi si incontrarono, poi il maestro continuò per la sua strada.

Pietro tornò il giorno seguente e trovò la finestra aperta. Tornò ancora nei giorni successivi, sedendosi nello stesso punto: alcune mattine riusciva a seguire quasi tutta la lettura, altre volte il vento gli lasciava soltanto qualche frase, il rumore del gesso e le voci dei bambini.

Il maestro continuava a fare lezione.

Un giorno il vento diventò più forte e le pagine dei quaderni cominciarono a sollevarsi. Una cadde a terra; il maestro la raccolse, la posò sul banco e andò verso la finestra.

La chiuse.

Le voci rimasero nell’aula. Pietro continuò ad ascoltare il vento, poi si alzò e se ne andò.

La mattina seguente tornò. Le finestre della scuola erano già aperte e l’aria attraversava le stanze, muovendo le tende e sollevando ogni tanto l’angolo di una pagina.

Anche quella sul retro era aperta.

Pietro si sedette dietro il muro e poco dopo cominciò la lezione.

Nei giorni successivi accadde ancora: qualche volta la finestra rimaneva aperta per tutta la mattina, altre volte veniva chiusa quando il vento diventava troppo forte e poi riaperta insieme alle altre. Nessuno parlò mai di ciò che accadeva dall’altra parte del muro.

Poi, un giorno, Pietro non tornò.

Le lezioni continuarono e ogni mattina, come sempre, qualcuno apriva le finestre.

Voce del luogo

Dal diario del maestro

15 ottobre

Oggi ho chiuso la finestra.

L’aula era più silenziosa.

16 ottobre

L’ho riaperta.

L’uomo lesse quelle righe una volta, poi tornò all’inizio e le lesse di nuovo.

Non c’era altro.

Voltò la pagina per controllare se il maestro avesse continuato a scrivere il giorno successivo, ma trovò soltanto annotazioni sulle lezioni e sui lavori da assegnare. Tornò alle due date con la sensazione che mancasse qualcosa.

Cercò il nome di Pietro.

Non c’era.

Guardò ancora l’ultima frase:

L’ho riaperta.

Quelle parole non dicevano altro.

Con il dito ancora sul margine della pagina, gli tornò davanti una mano arrivata quasi a una rete e poi fermatasi.

Rilesse le due righe.

Non cercò una spiegazione.

Richiuse il diario.

Riprese la strada.

Il sentiero che riportava verso il belvedere era poco più avanti. Lo guardò, poi continuò nella direzione opposta.

Poco dopo, al piano superiore di una casa, una finestra era aperta e una tenda si gonfiava lentamente verso l’esterno per poi ricadere, mentre dall’interno arrivavano delle voci.

L’uomo passò oltre.

Dopo qualche passo rallentò.

Le parole erano troppo lontane per distinguerle.

Rimase ad ascoltare.

Un posto vuoto accanto al muro della scuola; oltre il muro, la finestra aperta.
BRIVADI NARRA
ItalianoEnglishDeutsch