BRIVADI NARRALUOGHI · VITE · CAMMINI
La strada accanto al rudere di terra, con la vecchia porta tra le pareti crollate.

La lingua invisibile dei luoghi

Settima tappa del Cammino

Dopo l’incontro con la casa di cioccolata, qualcosa nel suo modo di camminare era cambiato.

Non perché ogni cosa fosse diventata interessante. Semplicemente, prima di passare oltre, concedeva alle cose un po’ più di tempo.

Fu così che vide il rudere.

Si trovava poco distante dalla strada, quasi nascosto dalla vegetazione cresciuta senza ordine intorno alle mura. Una parte della costruzione era crollata e ciò che restava sembrava resistere più per abitudine che per solidità: muri di terra e pietre, qualche tratto d’intonaco, assi di legno inclinate e una vecchia porta che continuava a chiudere uno spazio del quale era difficile persino capire i confini.

L’uomo rallentò e guardò.

Si avvicinò al muro che costeggiava la strada. La terra con cui era stato costruito aveva quasi lo stesso colore del terreno circostante e, in alcuni punti, lasciava affiorare pietre irregolari. Più in alto, dove il muro si era spezzato, comparivano pezzi di legno e ciò che restava della copertura; una pianta si era fatta strada tra le parti crollate e ricadeva verso l’interno.

Fece qualche passo lungo il perimetro. Dietro una parete rimasta quasi intera trovò una piccola apertura scura e si chinò per guardarla, senza riuscire a capire a cosa fosse servita.

Continuò.

Avrebbe potuto mettere una famiglia dietro quella porta, qualcuno accanto a una finestra, dei passi sulla terra battuta o una voce proveniente dall’interno.

Non lo fece.

Guardò invece ciò che c’era: la porta, i muri, la terra, il legno, le parti crollate. Lasciò che il primo colpo d’occhio perdesse importanza, poi fece di nuovo il giro della costruzione, più lentamente.

Non accadde nulla.

Stava per tornare verso la strada quando sentì dei passi dietro di sé.

Si voltò.

L’uomo che avanzava lungo il sentiero gli sembrò familiare, anche se non riuscì subito a capire perché. Camminava senza fretta e portava con sé un piccolo secchio.

Fu quello a farglielo riconoscere.

Era l’uomo della vigna.

Lo stesso che aveva visto muoversi tra i filari, controllare i grappoli e lasciare aperto un lembo della rete prima di allontanarsi.

Erano abbastanza vicini da salutarsi. L’uomo con il secchio ricambiò con un cenno e continuò per qualche passo, poi si accorse che il visitatore stava guardando il rudere.

«La conosci?» chiese il visitatore.

L’altro si fermò e guardò la casa.

«Sì.»

«Era una casa?»

L’uomo con il secchio tornò a guardare le mura.

«Ci abitavano tre sorelle.»

Il visitatore osservò di nuovo la costruzione.

Tre sorelle.

La porta era la stessa, così come le pareti e la vegetazione cresciuta tra le macerie. Eppure quegli spazi gli sembravano meno vuoti.

Il contadino fece qualche passo verso il muro crollato.

«Quando ero ragazzo passavo spesso da queste parti.»

Il visitatore lo seguì.

«Lì dentro avevano un forno.»

Indicò una parte della casa.

L’uomo guardò nella direzione del suo dito. Vide terra, pietre, qualche asse spezzata e piante cresciute tra ciò che era crollato.

«Dove?»

Il contadino indicò di nuovo lo stesso punto.

«Lì.»

Il visitatore si avvicinò. Continuava a non vedere niente che assomigliasse a un forno.

«Non c’è più.»

Il contadino osservò quelle mura. Poi sorrise.

«Quando facevano il pane, se passavo al momento giusto me ne davano un pezzo appena uscito.»

Il visitatore tornò a guardare il punto che gli aveva indicato.

Non c’era nulla.

Il contadino riprese il secchio e, dopo un saluto, tornò verso il sentiero. L’uomo lo seguì con gli occhi finché scomparve dietro la vegetazione.

Poi tornò al rudere.

La vecchia porta di legno, la terra delle pareti e le piante tra le parti crollate.

La porta era la stessa. I muri erano gli stessi. Nel punto indicato dal contadino continuavano a esserci soltanto terra, pietre e vegetazione.

Si avvicinò.

Aveva girato intorno alla costruzione, si era fermato davanti alle aperture e aveva osservato con attenzione ciò che restava delle pareti. Eppure del forno non aveva visto nulla.

Tornò nello stesso punto da cui aveva osservato la casa al suo arrivo.

Notò che alcune parti del muro non sembravano uguali alle altre. In un punto l’intonaco terminava lungo una linea irregolare; poco più avanti un pezzo di legno attraversava la terra e scompariva dentro la parete. Si avvicinò, cercò di capire, poi si fermò.

Non sapeva che cosa stesse guardando.

Portò una mano alla tasca e prese il telefono.

Gli tornò alla mente un’altra casa e un telefono rimasto in tasca.

Guardò di nuovo il muro.

Poi cercò.

Lesse poche righe, tornò alle pietre, cercò un’altra parola e osservò di nuovo. Alcune risposte aprirono altre domande; altre non gli servirono affatto. Non trovò la storia delle tre sorelle e non trovò il forno.

Spense lo schermo.

Il rudere non gli sembrava più chiaro.

Gli sembrava più grande.

Prima di andarsene tornò davanti al punto indicato dal contadino.

Del forno non riusciva ancora a vedere nulla.

Lo guardò ancora, poi riprese la strada.

Più avanti passò accanto a un vecchio muro che aveva già incontrato altre volte. Pietre irregolari affioravano sotto l’intonaco consumato e, vicino al terreno, una piccola apertura era quasi nascosta dall’erba.

Rallentò.

La guardò.

Non sapeva perché fosse lì.

Continuò a guardarla.

Poi tirò fuori il telefono.

BRIVADI NARRA
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