BRIVADI NARRALUOGHI · VITE · CAMMINI
La rupe al belvedere, tra il mare e la vegetazione.

Il Belvedere

L’incontro con il Guardiano

A Capo Vaticano, nel primo pomeriggio, il mare sembrava avere esattamente il colore che promettevano le fotografie.

Dalla panchina all’ombra del pino si vedevano la costa che precipitava verso l’acqua, le insenature chiare tra le rocce e, più lontano, il profilo delle isole confuso nella foschia. Nell’aria il profumo dolce dei fichi maturi si mescolava alla resina e alla salsedine.

Era arrivato quella mattina e aveva fatto quello che faceva quasi sempre quando visitava un luogo nuovo: aveva camminato, letto i cartelli, cercato i punti che si era segnato prima di partire e fotografato molto più di quanto avrebbe ammesso volentieri.

Adesso scorreva gli scatti sulla macchina fotografica.

Uno era particolarmente riuscito. La costa entrava nell’inquadratura da sinistra, il mare occupava quasi tutto il resto e una piccola barca dava la misura della distanza. Lo guardò soddisfatto, poi gli venne da ridere: era quasi identico alla fotografia che aveva visto sulla guida.

Alzò gli occhi.

Non poteva certo lamentarsi. Capo Vaticano era magnifico, forse persino più bello dal vivo. Le persone che gliene avevano parlato non avevano esagerato e neppure le fotografie avevano mentito. Eppure, dopo una mattinata trascorsa a camminare, leggere, osservare e fotografare, si accorse con un certo imbarazzo che non era successo niente di particolare.

Naturalmente non c’era alcuna ragione perché dovesse succedere qualcosa. Era venuto a vedere un posto bellissimo e aveva trovato un posto bellissimo. Forse era proprio quello il problema: prima di arrivarci lo aveva immaginato tante volte che alla realtà restava il compito piuttosto ingrato di sorprenderlo.

Spense la macchina fotografica.

«Tutto qui?» mormorò.

Sorrise subito della propria pretesa. Che altro avrebbe dovuto esserci?

Si lasciò andare contro lo schienale e fu allora che notò davvero la rupe.

Si protendeva verso il mare poco distante dal belvedere. Nell’aria che tremava per il caldo, il granito sembrava cambiare forma a seconda di come lo guardava. La sommità poteva essere una testa leggermente inclinata; alcuni cespugli disegnavano qualcosa che assomigliava a una barba e due grandi sporgenze sembravano le spalle di un gigante seduto davanti all’orizzonte.

Socchiuse gli occhi.

Adesso lo vedeva chiaramente.

«Tu sì che hai trovato un buon posto.»

Le cicale continuarono a frinire. Il caldo gli appesantiva le palpebre e chiuse gli occhi soltanto per riposarli.

«Non l’ho scelto io.»

Li riaprì di colpo.

Rimase immobile ad ascoltare. Poi guardò verso il sentiero, oltre il muretto e dietro la panchina. Non c’era nessuno.

Pensò di essersi addormentato.

«C’è qualcuno?»

«Mi stavi guardando.»

Questa volta la voce era arrivata dalla rupe.

Si alzò. Fece qualche passo verso il muretto e si fermò.

Davanti a lui c’erano soltanto granito, cespugli e quella strana figura che poco prima lo aveva divertito.

«Aspetta un momento. Sei stato tu a parlare?»

«Prima hai parlato tu. Mi sembrava scortese non rispondere.»

L’uomo continuò a fissarla.

Cercò ancora qualcuno tra gli alberi, poi tornò alla rupe.

«Ma sei una roccia.»

«Una rupe.»

Ci mise qualche secondo a capire che la correzione era seria.

«Questa sarebbe la cosa importante?»

«Per me abbastanza.»

Gli scappò una risata, più per incredulità che per divertimento.

«Sto sognando.»

«Può darsi.»

«E tu non lo sai?»

«Il sogno è tuo.»

L’uomo si passò una mano sul viso. Cercò un altoparlante tra i cespugli, qualcuno nascosto dietro la vegetazione, qualsiasi cosa potesse restituire un po’ d’ordine alla situazione.

Alla fine tornò a sedersi.

«D’accordo. Facciamo finta che sia normale.»

«Non è necessario.»

«Cosa?»

«Che sia normale.»

L’uomo guardò la rupe e sorrise.

«Su questo siamo d’accordo.»

Una barca passava lontano dalla costa. L’uomo la seguì con gli occhi finché scomparve dietro la roccia.

Poi tornò a guardare il gigante.

«Hai un nome?»

La voce tardò ad arrivare.

«Ne ho avuti.»

«E quale usi adesso?»

«Nessuno, di solito.»

«Immagino che non ci sia molta gente che te lo chiede.»

«No.»

L’uomo aspettò, ma la rupe sembrava aver finito.

«Quindi?»

«Molto tempo fa qualcuno mi chiamò il Guardiano.»

«Guardiano di cosa?»

«Non me lo disse.»

La risposta lo sorprese.

«E non gliel’hai chiesto?»

«Allora non parlavo molto.»

L’uomo sorrise.

«E adesso invece?»

«Dipende da chi si ferma.»

Questa volta fu lui a lasciare cadere la conversazione.

Prese la macchina fotografica e, quasi per gioco, la sollevò verso la rupe.

«Posso farti una fotografia?»

«Probabilmente l’hai già fatta.»

Controllò gli scatti della mattina. In uno, sul margine destro dell’inquadratura, compariva proprio la rupe.

«È vero.»

Ingrandì l’immagine.

«E non mi ero nemmeno accorto che fossi lì.»

Il Guardiano non rispose.

L’uomo continuò a osservare la fotografia. Aveva scelto con cura l’inquadratura, aspettato che una barca entrasse nel punto giusto e controllato persino che l’orizzonte fosse dritto. La rupe, invece, era entrata nello scatto per caso.

«Ne avrò fatte cinquanta da stamattina.»

«Ti piace fotografare.»

«Molto.»

«Allora non sono troppe.»

L’uomo alzò lo sguardo, quasi sorpreso.

«Pensavo che mi avresti detto di smettere e godermi il momento.»

«Perché?»

«Non lo so. È il genere di cose che dicono i saggi.»

«Non ne conosco molti.»

Rise.

«Mi deludi. Una rupe antichissima che parla e nessuna grande verità.»

«Tutto qui?»

L’uomo riconobbe le proprie parole e scoppiò a ridere.

«Questa era preparata.»

«Da poco.»

La conversazione continuò senza che l’uomo sapesse bene quando avesse smesso di trovare assurdo parlare con una rupe.

Raccontò qualcosa del viaggio, dei posti che aveva visitato quella mattina e di quelli che aveva ancora intenzione di vedere. Il Guardiano ascoltava più di quanto parlasse e ogni tanto tornava su particolari che l’uomo aveva detto quasi per caso.

Fu così che venne fuori la storia della chiesa.

Anni prima aveva camminato quasi quaranta minuti sotto la pioggia per raggiungerne una che una guida definiva imperdibile. Quando era arrivato, l’aveva trovata chiusa.

«Sono rimasto lì davanti almeno dieci minuti. Come se continuando a fissare la porta potessi convincerla ad aprirsi.»

«Ha funzionato?»

«Ha cominciato a piovere più forte.»

Il Guardiano non disse nulla e l’uomo rise al ricordo.

«C’era una signora alla finestra della casa di fronte. Continuava a guardarmi. Alla fine credo sia rimasta solo per vedere quanto avrei resistito.»

«Chi ha vinto?»

«Lei. Quando l’acqua ha cominciato a entrarmi nelle scarpe mi sono arreso.»

Il ricordo gli era tornato davanti con una precisione sorprendente: la porta scura, l’acqua che correva lungo la strada, persino le tende della finestra.

«La cosa assurda è che quella chiesa non l’ho mai vista.»

«Però sei ancora lì.»

L’uomo si voltò verso la rupe.

«Dove?»

«Davanti alla porta.»

Ci pensò.

«Sì. In effetti sì.»

Il mare sotto di loro continuava a muoversi e le cicale riempivano l’aria.

«Forse è una cosa del genere che mi aspettavo oggi.»

Il Guardiano lasciò passare qualche secondo.

«Una chiesa chiusa?»

L’uomo rise.

«No. Qualcosa che non conoscessi già.»

La rupe rimase in silenzio abbastanza a lungo da fargli pensare che non avrebbe risposto.

Poi disse:

«Molto tempo fa, qui si fermarono due uomini.»

Il Guardiano non ricordava i loro nomi. Uno dei due veniva da lontano e aveva desiderato vedere quel mare per anni. Ne parlava con entusiasmo: indicava le isole, i colori dell’acqua, la costa. Diceva che era persino più bello di quanto avesse immaginato.

L’altro lo aveva ascoltato per un po’.

Poi gli aveva chiesto perché fosse venuto.

«Per il panorama, immagino.»

«Più o meno.»

L’uomo sorrise. «Domanda facile.»

«Sembrava.»

Il Guardiano raccontò che l’altro aveva indicato il mare. Se era venuto per quello, gli aveva detto, allora lo aveva trovato. Era lì davanti a lui ed era persino più bello di quanto sperasse.

Eppure continuava a parlare come se aspettasse ancora qualcosa.

L’uomo smise di giocherellare con la macchina fotografica.

«E cosa rispose?»

«Niente.»

«Niente?»

«Dopo un po’ se ne andarono.»

L’uomo guardò il mare, poi la rupe.

«E tu sei rimasto.»

«Io rimango.»

Quelle due parole gli suonarono diversamente.

«Ci hai pensato?»

«Ogni tanto.»

«Per quanto tempo?»

«Non saprei dirtelo nel vostro modo di contare.»

L’uomo sorrise.

«E dopo tutto questo tempo non hai ancora capito cosa stesse aspettando?»

«Ho sentito molte risposte.»

«Ma qual è quella giusta?»

Il Guardiano rimase in silenzio per un momento.

«Se lo sapessi, avrei smesso di ascoltare.»

L’uomo lo fissò.

Poi sul suo viso comparve lentamente un sorriso.

«Finalmente.»

«Cosa?»

«La frase da saggio. Cominciavo a pensare che non sarebbe mai arrivata.»

«Mi dispiace.»

«Perché?»

«È uscita per sbaglio.»

L’uomo rise.

Una barca stava attraversando il tratto di mare sotto di loro. Prese la macchina fotografica e cercò l’inquadratura. Aspettò che entrasse nel punto giusto, appoggiò il dito sul pulsante e chiuse un occhio.

Quando lo riaprì, il sole si era abbassato.

La macchina fotografica era ancora tra le sue mani. Il mare era davanti a lui e il profumo dei fichi non era cambiato.

Anche la rupe era ancora lì.

Granito, cespugli, ombra.

La guardò.

Per qualche secondo non vide altro.

Poi inclinò appena la testa.

Una sporgenza diventò una spalla. Più in alto comparve il profilo del capo e i cespugli tornarono a disegnare una barba.

Il gigante era ancora lì.

Non disse niente.

L’uomo sollevò la macchina fotografica, poi si fermò prima ancora di portarla all’occhio.

Abbassò le mani.

Rimase semplicemente a guardarlo.

Quando controllò lo schermo, scoprì che la barca era ormai lontana. Non aveva scattato.

Ritrovò invece la fotografia della mattina.

La rupe era ancora sul margine dell’inquadratura, quasi tagliata fuori.

La stessa fotografia.

La stessa roccia.

Eppure adesso i suoi occhi andavano subito lì.

La stessa rupe davanti al mare, osservata di nuovo dopo l’incontro.

Spense la macchina fotografica.

Poco più avanti il sentiero si divideva. Un cartello indicava un altro punto panoramico che aveva segnato prima di partire. Sapeva quanto distava, aveva visto alcune fotografie e ricordava persino da quale lato fosse migliore la vista.

Dall’altra parte, una stradina più stretta scendeva tra i fichi e la macchia mediterranea.

Non c’era nessuna indicazione.

Guardò il cartello, poi la stradina.

Tirò fuori il telefono quasi per abitudine e lo sbloccò.

Guardò lo schermo.

Poi lo rimise in tasca.

Alle sue spalle, il Guardiano continuava a guardare il mare.

Prese la stradina.

La stradina prosegue tra i fichi e i muretti; la casa resta nascosta oltre la curva.
BRIVADI NARRA
ItalianoEnglishDeutsch