BRIVADI NARRALUOGHI · VITE · CAMMINI
Il rudere tra gli alberi lungo la strada.

Il luogo dove il Guardiano non si fermò

Seconda tappa del Cammino

Quando tornò a percorrere quei sentieri, la casa che guardava la terra gli era rimasta in mente.

Lungo il cammino incontrò un altro rudere.

Lo vide tra gli alberi, poco distante dalla strada, e rallentò quasi senza pensarci.

Era più grande della casa che aveva incontrato e, a prima vista, gli sembrò persino più interessante. Una parte del tetto era crollata, ma i muri conservavano ancora abbastanza bene il disegno dell’edificio; in alcuni punti resistevano tracce d’intonaco e attraverso una grande apertura si vedevano gli alberi dall’altra parte.

Non sollevò la macchina fotografica.

Si avvicinò direttamente alla casa.

Ormai sapeva che cosa fare.

O almeno così gli sembrava.

Cominciò dalle aperture, cercando di capire da quale parte entrasse la luce e quale potesse essere stata la stanza principale. Seguì il muro esterno fino a trovare quella che doveva essere stata una porta e, quando la vegetazione glielo permise, entrò nello spazio delimitato dalle vecchie mura.

L’erba aveva coperto quasi tutto.

In un angolo trovò alcune pietre annerite e le osservò, chiedendosi se lì ci fosse stato un camino. Poco più avanti un pezzo di legno emergeva dalla terra; si chinò, lo guardò meglio, poi proseguì.

Provò a fare quello che gli era accaduto davanti alla prima casa.

Immaginò qualcuno che apriva quella porta al mattino, qualcuno che rientrava alla sera, una voce proveniente da una stanza, dei passi sul pavimento.

Le immagini arrivavano facilmente.

Forse troppo facilmente.

Poteva mettere dentro quelle mura qualunque vita volesse: una famiglia numerosa, un uomo rimasto solo, dei bambini che correvano fuori, qualcuno che partiva e qualcun altro che aspettava. Ogni possibilità sembrava funzionare e, proprio per questo, nessuna sembrava appartenere davvero a quel luogo.

Fece il giro della casa.

Dall’altro lato trovò un muro quasi completamente coperto dall’edera e una piccola apertura rivolta verso la valle. Si fermò davanti a quella finestra, aspettandosi che qualcosa cambiasse.

Non cambiò nulla, ma invece di andarsene tornò verso l’ingresso e osservò di nuovo le pietre annerite. Si chinò per guardarle più da vicino, poi ripercorse il muro fino alla finestra e provò a osservarla dall’interno, come se cambiando posizione potesse trovare ciò che fino a quel momento gli era sfuggito.

Pensò alla casa che guardava la terra e cercò di ricordare il momento preciso in cui aveva smesso di interessargli ciò che aveva davanti e aveva cominciato a cercare le persone che non c’erano più. Non riusciva a ricordarlo, perché non aveva deciso di farlo: era successo.

Qui, invece, ogni nuovo tentativo lo riportava agli stessi particolari. Tornò ancora verso l’ingresso, osservò la forma delle stanze e persino il sentiero che conduceva alla casa, finché si accorse di essere di nuovo nel punto da cui aveva cominciato.

Fu allora che capì che non stava più guardando.

Stava cercando.

E non sapeva nemmeno che cosa.

Quando riprese il cammino, si voltò una sola volta.

Il rudere era ancora lì, immobile tra l’erba e gli alberi.

Lo guardò.

Poi continuò.

Più avanti, lungo la strada che risaliva verso il belvedere, riusciva a distinguere il muro di un’altra vecchia costruzione tra gli alberi.

Da quella distanza non capiva cosa fosse. Forse un’altra casa, forse un deposito abbandonato. Una parte del muro emergeva dalla vegetazione e un’apertura scura lasciava intravedere qualcosa all’interno.

Rallentò.

In un altro momento avrebbe probabilmente lasciato il sentiero per raggiungerla.

Rimase sulla strada.

Guardò ancora, quasi aspettando che quella costruzione facesse nascere qualcosa.

Non accadde.

Riprese a camminare.

Quando il belvedere tornò a comparire tra gli alberi, il Guardiano era ancora rivolto verso il mare.

L’uomo gli si avvicinò e si fermò accanto al muretto senza parlare.

«Hai trovato un’altra casa?» chiese il Guardiano.

L’uomo lo guardò.

«Due.»

Il Guardiano aspettò.

«Davanti alla prima sono rimasto a lungo.»

«E davanti alla seconda?»

L’uomo guardò verso la strada appena percorsa.

«Ho continuato a camminare.»

Il Guardiano non disse nulla.

L’uomo ripensò al primo rudere, alle stanze che aveva provato a riempire di persone, alle storie che avrebbe potuto inventare senza che nessuna appartenesse davvero a quel luogo.

«Tu come fai a capire quando fermarti?»

Il Guardiano rimase rivolto verso il mare.

«Non sempre lo so.»

L’uomo aspettò.

«Per questo continuo a guardare.»

Non ci fu altro.

Poco dopo l’uomo riprese la strada.

Quando tra gli alberi compariva un vecchio muro o un’apertura consumata dal tempo, non accelerava il passo per raggiungerli e non cercava subito qualcuno da immaginare dietro una finestra.

Guardava.

A volte qualcosa lo tratteneva.

Altre volte continuava.

BRIVADI NARRA
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